Startup - Domande scomode per founder (6 e 7) Con questo articolo concludo la serie su “Domande scomode per founder”
Sono domande che in molti mi hanno scritto che hanno trovato interessanti e stimolanti per fare delle riflessioni importanti. E di questo ne sono felice. Con alcuni lettori ne ho parlato personalmente chiedendomi una call che ho avuto piacere fissare. Anche queste due ultime domande sono molto importanti che devono far riflettere il founder ma soprattutto si devono dare una risposta sincera ed onesta guardandosi dentro e pensare razionalmente.
Se nessuno ti finanziasse, continueresti comunque?
È una domanda che mette a disagio ma proprio per questo che è utile. Molti progetti esistono solo perché potrebbero essere finanziati. Ma quando il finanziamento tarda ad arrivare, tutto si ferma. Una startup sana non nasce per essere finanziata. Nasce per risolvere un problema. Non si deve partire dall’ipotesi del possibile finanziamento e non lo si pone come priorità assoluta da soddisfare. Perché se togli l’argomento “investimento” ti rimane il problema che vuoi risolvere, il team che hai formato o che devi strutturare, devi avere la certezza che hai la capacità di creare valore. E spesso è lì che si capisce se il progetto ha fondamenta reali. Chieditelo con onestà: se dovessi andare avanti 12 mesi senza investimenti, cosa resterebbe della mia startup? Se la risposta è “nulla”, il problema non è il mercato. È il modello mentale. Se questa domanda ti ha messo a disagio, probabilmente è quella giusta da affrontare ora.
Stai costruendo una startup o stai evitando qualcos’altro?
Non tutte le startup nascono per innovare. Alcune nascono per fuggire. Ad esempio fuggire da un lavoro che non soddisfa, da una carriera bloccata, da un qualsiasi contesto che sembra limitante Nulla di male, può capitare e può essere una leva importante per cominciare. Ma è importante saperlo perché quando una startup nasce come via di fuga, spesso si è portati ad accettare compromessi (che in genere sono sbagliati), si evitano decisioni difficili perché indietro non vogliano andare, resistiamo e insistiamo e si rimane attaccati a un progetto che non funziona Fare startup è amplificare se stessi. Se parti per scappare, prima o poi quella fuga ti presenta il conto. La domanda non è giudicante, è pragmatica: questa startup mi sta avvicinando a qualcosa o mi sta solo allontanando da qualcos’altro?
Capirlo in tempo è un atto di maturità, non di debolezza.