Molte startup nascono da un’idea che “sembra geniale”. Poche nascono da un problema realmente sentito. La differenza non è semantica, è strutturale. Quando si insegue un’idea, si tende a innamorarsi della soluzione: si lavora sul prodotto, sulle funzionalità, sul branding e si ha la convinzione che avrà sicuro successo. Il rischio è adattare il problema alla soluzione, invece del contrario. Questo è uno degli scogli più grandi da far comprendere al founder. Per alcuni sembra che noi mentor stiamo giudicando la sua idea, ma non è così!
Nel lavoro con startup early-stage vedo spesso founder molto preparati tecnicamente, ma poco disposti a mettere in discussione l’idea iniziale. Quando si parte da un problema, invece, tutto è più fluido: la soluzione può cambiare perché non è perfettamente corrispondente ai bisogni della persona, può evolvere dove aver verificato con indagini ed esperimenti, persino essere abbandonata perché in realtà la soluzione è diversa e ci è stata richieste più volte da chi abbiamo interpellato durante i test di validazione. Tutto questo è valido solo se si parte da un problema ben definito e che resti ben chiaro. Eppure, i progetti che crescono sono quasi sempre quelli che accettano di cambiare strada presto. Una domanda utile da porsi è: se domani scoprissi che la mia soluzione non funziona, continuerei comunque a lavorare su questo problema? Se la risposta è no, forse stai inseguendo un’idea. E non è un buon punto di partenza. Vedi articolo precedente Se alcune di queste domande ti riguardano da vicino, parlarne può fare la differenza. Prenota una call di confronto